
L’Alpago si trova nella parte orientale della provincia di Belluno, alle porte delle Dolomiti bellunesi. I comuni principali sono Alpago (che riunisce Pieve, Puos e Farra), Chies d’Alpago e Tambre. Le distanze sono comode: circa 15 minuti da Belluno, un’ora da Cortina d’Ampezzo, un’ora e mezza da Venezia, poco più di un’ora da Treviso. È una posizione che rende la conca una tappa naturale per chi sale verso le Dolomiti o scende verso la pianura.
La qualità della materia prima nasce da una combinazione di fattori. Il lago di Santa Croce genera un microclima particolare, che addolcisce gli inverni della bassa conca; i pascoli d’alta quota alimentano un’attività casearia ancora artigianale; la foresta del Cansiglio — la seconda faggeta d’Italia — produce funghi, piccoli frutti e selvaggina. Negli ultimi anni sono tornate anche piccole coltivazioni che si erano perse: lo zafferano, i legumi antichi, e persino qualche vigneto sui pendii esposti a sud.

Prima ancora di scegliere il locale, conviene sapere cosa ordinare. Questi sono i prodotti che raccontano davvero il territorio.
È il prodotto identitario della conca ed è Presidio Slow Food. Nasce dalla pecora alpagota, una razza autoctona che negli anni Ottanta era quasi scomparsa e che oggi conta un numero ancora limitato di capi. La carne è chiara, magra e molto meno “invadente” di quella di agnello a cui si è abituati: si presta sia alle cotture lunghe della tradizione sia a preparazioni più moderne. È disponibile soprattutto in primavera e all’inizio dell’estate.
Nelle casere dell’Alpago e del Cansiglio si producono formaggi di latte vaccino, ovino e caprino, con stagionature che vanno dal fresco al lungo affinamento. Sui menù locali trovi spesso lo schiz, un formaggio giovane che si cucina in padella con burro e panna e si accompagna alla polenta: è uno dei piatti simbolo della cucina bellunese.
Il fagiolo mame è un legume locale dalla buccia sottile, usato in zuppe e minestre. Lo zafferano dell’Alpago è una produzione recente ma di ottimo livello, coltivata da piccoli produttori. In estate e autunno arrivano mirtilli, lamponi e more del Cansiglio, insieme ai funghi — porcini soprattutto — che nella stagione buona dominano le carte di tutta la conca.
Le acque della zona alimentano allevamenti di trota di qualità, presente in molti menù sia affumicata sia cotta. Dai boschi del Cansiglio arriva invece la selvaggina, che nella stagione fredda entra nei piatti più strutturati: cervo, capriolo, e le preparazioni in salmì della tradizione.

Chi cerca un ristorante stellato in Alpago ha un solo indirizzo nella conca: la Locanda San Lorenzo, a Puos d’Alpago, insignita di una stella dalla Guida Michelin nel 1997 e confermata ogni anno da allora.
La storia comincia però molto prima. Nel 1900 Osvaldo Dal Farra apre un’osteria in una ex stazione di posta, per dare da bere e da mangiare a chi lavorava al mulino vicino. Negli anni Cinquanta subentra il figlio Ottavio, poi Renzo, e oggi in cucina c’è Damiano Dal Farra, quarta generazione, alla guida di una brigata di dieci cuochi.
La cucina parte dalla tradizione e la riscrive con tecniche contemporanee, senza forzature. In carta ci sono due menù degustazione — uno dei quali interamente vegetariano, cosa non scontata in un territorio di montagna — oltre alla scelta alla carta. La cantina conta oltre 800 etichette, con una selezione che guarda con particolare attenzione al Piemonte accanto ai grandi nomi italiani e internazionali.
Gli ingredienti che tornano più spesso sono quelli della conca: l’agnello dell’Alpago, la trota, i funghi del Cansiglio, i formaggi di casera, la cacciagione nella stagione fredda, i legumi e i cereali antichi. Il registro è quello di una cucina di montagna alleggerita: cotture precise, poche componenti per piatto, abbinamenti che sorprendono ma non cercano l’effetto.
Il ristorante è chiuso il mercoledì e la domenica sera. La prenotazione è consigliata sempre, indispensabile nei fine settimana e nei mesi estivi.
Un dettaglio pratico che fa la differenza per chi arriva da lontano: la Locanda San Lorenzo è anche un albergo a tre stelle. Chi cerca un albergo con ristorante in Alpago può quindi cenare, fermarsi a dormire e ripartire il giorno dopo — utile soprattutto se si sceglie il menù degustazione con abbinamento vini, o se si arriva da Venezia, Treviso o Cortina per una serata.

Per un anniversario, un compleanno importante o una serata a due, in Alpago funzionano bene due formule diverse.
La prima è la tavola gastronomica: sala raccolta, servizio curato, menù degustazione e carta dei vini strutturata. È la scelta per una cena che dura, in cui il ritmo lo dà il ristorante. Qui la Locanda San Lorenzo è l’opzione di riferimento della conca, anche perché la possibilità di dormire in loco toglie il problema del rientro in auto.
La seconda è la cena con vista, in uno dei locali affacciati sul lago di Santa Croce o in quota. L’atmosfera è più informale, ma al tramonto il colpo d’occhio sulla conca vale il viaggio. Funziona meglio da maggio a settembre, quando le serate permettono di stare all’aperto.
Quando prenotare: per una cena importante nel weekend meglio muoversi con una settimana di anticipo; per date sensibili — San Valentino, Ferragosto, ponti, capodanno — anche tre o quattro settimane. Molti locali chiudono a inizio settimana, quindi vale la pena verificare i giorni di riposo prima di fissare la data.

Primavera. È la stagione dell’agnello dell’Alpago e delle erbe spontanee. I menù si alleggeriscono, tornano i primi formaggi freschi.
Estate. Le malghe aprono, il lago si popola, i piccoli frutti del Cansiglio entrano nei dolci. È il periodo di maggiore affluenza: prenotare è d’obbligo.
Autunno. La stagione migliore per chi viene a tavola. Arrivano i funghi del Cansiglio, la selvaggina, le castagne, e la conca si svuota dei turisti estivi. Molti locali costruiscono menù dedicati.
Inverno. Piatti di casera, cotture lunghe, polenta e selvaggina. È anche il periodo dello sci alpinismo e delle ciaspolate, e il pranzo diventa la tappa di metà giornata.